A.M.S.G. - Associazione Memoria Storica Granata
M.G.T. - Museo Grande Torino
      
Home Home Contatti Contatti  
 
 
 
 
 

La Storia della nostra Associazione

Non è facile spiegare in due parole un'entità complessa come l'Associazione Memoria Storica Granata, ma siccome lo spazio disponibile e soprattutto la pazienza del lettore hanno un limite, ci proverò. La nostra associazione nasce nel 1994, l'indomani dell'abbandono del Filadelfia da parte di Calleri. Ci sembrava infatti un sacrilegio che il Tempio del Toro venisse chiuso, privando i 'fedeli' della possibilità di fruire della liturgia settimanale degli allenamenti e della partitella del giovedì, del contatto umano strettissimo tra i protagonisti del campo, i giocatori ed il tecnico, e quelli degli spalti, i tifosi più caldi. Così, per cercare di salvaguardare questo diritto della gente granata di far sentire il loro affetto ai propri beniamini, e contestualmente preservare dall'oblio e dall'abbandono i reperti che il ventre polveroso del vecchio impianto custodiva, nascono le 'Sentinelle del Filadelfia', che dopo un anno di travagliata attività si sciolgono e dalle cui ceneri, come la mitica fenice, viene alla luce l'A.M.S.G. La neocostituita associazione si dà come scopo sociale la salvaguardia, il recupero e la tramandazione di tutte le memorie ed i reperti riguardanti la storia e la leggenda del Toro, per la divulgazione futura, sotto qualsiasi forma ritenuta opportuna, come le mostre itineranti o il museo di Superga, tanto per fare due esempi. Ma andiamo con ordine.

Come dicevo il nostro primo pensiero è salvare tutto il ben di Dio che si cela sotto strati di polvere nei sottogradinata del vecchio Fila. Così dopo mesi e mesi di insistenti richieste, otteniamo finalmente, nella tarda primavera del 1996, di poter accedere ai locali rimasti in stato di totale abbandono. Potete immaginare il nostro entusiasmo, ma soprattutto il nostro stupore, nel vedere cosa ci riservi l'accesso. Ci rendiamo conto di cosa debba aver provato Howard Carter quando per primo entrò nella tomba di Tutankamen. Tocchiamo il cielo con un dito. C'è di tutto, a partire da epoche paleocalcistiche, se mi consentite il termine. Da foto a scritti, da scarpe a palloni ed altri oggetti, quasi un secolo di storia del Toro si stende dinnanzi ai nostri occhi, in attesa di essere investigata, scoperta, riportata all'onore del mondo. Ed è proprio quello che, con buona lena, facciamo per tutta l'estate di quell'anno; e che ci consente, nel mese di dicembre, in occasione del novantesimo anniversario della fondazione del Torino Foot-Ball Club, come recita la dicitura di quel remoto 3 dicembre 1906, di collaborare in maniera determinante all'allestimento della mostra tenutasi al Teatro Regio, per commemorare il genetliaco.

Da qui prende il via un periodo molto intenso di preparazione ai futuri impegni, in cui la nostra associazione non compare molto in pubblico. Ma l'oscuro lavoro svolto inizia a dare i frutti nel 1999. Si tratta infatti dell'anno in cui cade il cinquantesimo anniversario della tragedia di Superga, e tutto l'ambiente è in fermento per la preparazione degli eventi che dovranno ricordare degnamente quello squadrone leggendario che così tanto lustro diede allo sport ed alla nazione italiana e che passò alla storia con l'appellativo di 'Grande Torino'. L'A.M.S.G. collabora alla mostra realizzata presso gli Antichi Chiostri in via Garibaldi e, soprattutto, allestisce in proprio la mostra itinerante 'Un Fiore a Superga chiamato Torino', che in tre anni e quarantacinque tappe gira la penisola per consentire a tutti gli appassionati sportivi, granata e non, che non avevano avuto l'opportunità di visitare la mostra di Torino, di ammirare i cimeli riguardanti la storia di quei campioni e rendere omaggio alla memoria di quegli uomini. Questa mostra itinerante nasce dalla fantasia, dalla sensibilità artistica e umana e dall'amore di Giampaolo Muliari, che negli anni ha realizzato un numero considerevole di disegni sui campioni granata, ed ha avuto l'idea di abbinarli ai cimeli riguardanti la loro storia, in un delicato e suggestivo bouquet di immediata fruibilità per tutti coloro - dall'anziano che ha vissuto quegli anni e quelle emozioni alla scolaresca che per la prima volta sente parlare di calcio in termini diversi da quelli soliti che le trasmissioni domenicali gli propinano dagli schermi della tv - che visitano i locali che i vari Torino Club e le amministrazioni locali hanno messo a disposizione per l'allestimento della mostra. In questi tre anni si creano e si rinsaldano un mare di rapporti di amicizia con tifosi granata di tutta Italia.

Nel maggio del 2001 decidiamo di dotarci di un organo di informazione che dia voce alle nostre idee ed alle nostre iniziative. Nasce così 'Il Trombettiere del Filadelfia', mensile di informazione, cultura e palestra di confronto per le idee dei granata che come noi hanno il cuore nel passato e la mente nel futuro. Il foglio, perché si tratta di quattro pagine assolutamente prive, per scelta editoriale, di qualsiasi forma di pubblicità, ha compiuto nel giugno 2003 il suo secondo anno di vita e si afferma sempre più nel panorama editoriale granata, così vasto, vario e prolifico, a rappresentare un punto di riferimento culturale per chi ha i nostri valori nel cuore.

Ma l'iniziativa sicuramente più eclatante dei nostri ormai nove anni di vita è rappresentata della realizzazione, nei locali del corpo di fabbrica della Basilica di Superga, del Museo del Grande Torino. Si tratta, a tutti gli effetti, della magistrale messa in atto, in due mesi e con quattro soldi, di quanto il Torino Calcio S.p.A. in cinquantatre anni e con un budget illimitato non ha mai fatto. In pratica, mettere assieme i cimeli più significativi di quel periodo in un allestimento fruibile a tutti, ma moralmente molto di più, ovvero tributare i dovuti onori a coloro che col valore sportivo avevano scritto le pagine più gloriose nella storia del sodalizio granata e nello sport italiano del Secondo Dopoguerra e col sacrificio della vita avevano fissato quelle pagine indimenticabili nel cuore di tutti, trasportandole di peso dalla storia alla leggenda. Non a caso il Toro è la compagine più amata d'Italia come seconda squadra, nel cuore della maggioranza dei calciofili nostrani.

La storia del nostro museo è, come molte delle storie più belle, la fulminea realizzazione, con tutti i tasselli che vanno ad incastrarsi al posto giusto al momento giusto, come per un volere superiore, di un disegno che per tanti, troppi anni era rimasto sospeso nei nostri cuori. Così dall'occasionale battuta gettata lì in una riunione mensile scopriamo che un amico di un nostro socio è strettamente legato ai Padri che hanno in custodia la Basilica di Superga; egli si dimostra molto disponibile ed in un amen - è proprio il caso di usare quest'espressione - ci mette in contatto col Rettore, che a sua volta è altrettanto bendisposto a recepire le nostre istanze, mettendoci a disposizione i locali che ci necessitano. A questo punto mancano ancora i fondi, ma anche qui una primaria banca cittadina non fa troppe questioni e concede i fondi che, con qualche economia e qualche sacrificio da parte nostra, ci sono sufficienti per l'allestimento del museo. Ed è così che il primo maggio 2002, con soli tre giorni di anticipo sulla data prevista per l'inaugurazione ci tiriamo su le maniche e con una giornata di duro, intenso ma gioioso lavoro mettiamo in piedi l'Arca della Gloria. Malgrado l'assenteismo ed il disinteresse di chi avrebbe dovuto in prima analisi fare o almeno aiutarci a fare ed invece, per usare un'espressione tanto di moda, ha remato contro. Parlo della peggior dirigenza che il nostro amato Toro abbia avuto nel suo quasi secolo di vita. Questi personaggi, seppur presenti alla Basilica nel giorno e nell'orario di inaugurazione ed espressamente invitati di persona dalla viva voce del sottoscritto e di Franco Ossola, non hanno ritenuto di onorare la memoria di quei loro illustri tesserati, che al colle di Superga avevano tragicamente chiuso la loro onorata carriera in maglia granata. Erano a due passi dall'ingresso, ma si sono girati dall'altra. Probabilmente la vergogna per le nostre opere, ma soprattutto per le loro omissioni, è stata troppo grande. Ci consoliamo pensando che le dirigenze passano, mentre noi restiamo.

Domenico Beccaria

 

 © 2002-2007 AMSG  - Torino - Tutti i diritti riservati - by Progetti Web