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Amarcord Toro...
Come sono diventato tifoso del Toro?...Ma lo sono sempre stato, era scritto nel mio Dna, è l'eredità che passa di generazione in generazione. Ho avuto anche la fortuna di nascere nel momento di massimo splendore del Toro, l'era Giagnoni, Agroppi, Ferrini, Cereser, è lui è lui è Gianni Bui ecc. Devo dire che mio padre è stato molto bravo nel non soffocarmi con quelle stupide e ridicole torture a cui sottopongono i bambini, tipo mettergli la bandiera nella culla o portarli allo Stadio a 2 anni quando a mala pena si reggono in piedi e non riescono a capire nulla. Ha aspettato, ha atteso il momento magico per farmi scoccare la scintilla, lui grande frequentatore del Comunale, di trasferte epiche negli anni prima e dopo lo storico Scudetto del 1976. Ho ricordi offuscati di quei momenti, ricordo la tribuna del Comunale insieme a mia madre, mentre mio padre e mio fratello maggiore (al quale del calcio non gliene poteva fregar di meno, allo stadio lui leggeva Topolino !) era sotto nel Rettilineo. La mia tavoletta di cioccolato, il prato verdissimo, quelle magliette granata di un colore vivacissimo, alla mia destra una curva rumoreggiante che spesso mi spaventava:...ricordo un gol di Graziani (così urlò il mio vicino di posto) ed io che piansi dalla paura a vedere sta gente impazzita ! Avevo solo 4 anni, ricordo la nostra Fiat 500 con il tetto aperto e io che reggevo una bandiera in giro per il centro di Torino...lo scudetto, abbiamo vinto lo scudetto, vidi una cosa bellissima accanto a noi, una zebra gigante seduta sopra un water! Poi più nulla, quasi un black out, tempi duri, mi ritrovai lontano da Torino, nel Sud Italia, chi lo conosceva il Toro là, sentivo parlare di Roma, Juve, Napoli: era il momento cruciale della vita di un tifoso, la formazione in età scolastica. Allora decisi di documentarmi meglio e la curiosità dei bambini è infinita. Negli scaffali del salotto trovai l'intera raccolta dei Calciofilm (chi è un vero granata li conosce bene) dal 1974 al 1979 e fu l'inizio dell'idillio! Passai giornate, pomeriggi, serate, leggendoli e rileggendoli a fondo, poi passai al Toro dell'epoca, il Toro di Bertoneri, Dossena, Cuttone, Beruatto, Pedro Mariani...non è che i mass media parlassero molto di calcio all'epoca, ma vedere Dossena (il mio idolo in assoluto) nella Nazionale che vinse i Mondiali 1982 anche se solo da spettatore fu un motivo di grande orgoglio. E poi l'esordio allo Stadio: era Pasqua ed eravamo in visita a
Torino, via verso il Comunale, Toro-Cagliari, vedo Pupi ormai sbiancato ma sempre carico di energia, il mio magico immenso Beppe Dossena, vinciamo 4 a 2, segna pure Bonesso. E la conferma fu pochi mesi dopo. Il Toro giocava la finale di Coppa Italia contro l'Inter, nessuna Tv lo trasmetteva, provai a cercare la radiocronaca sulla radio, niente, non sapevo il risultato, passai i due giorni successivi a guardare i telegiornali ma niente, nessuno sapeva.
Il giorno dopo arrivò mio padre da Torino (per lavoro ci andava spesso) e venne a prendermi a scuola: non fece in tempo a chiedermi come stavo che subito gli chiesi cosa avesse fatto il Toro contro l'Inter, se avevamo vinto. Rimase di sasso, non credeva alle sue orecchie, e mi disse che purtroppo era andata male, che lui era andato allo Stadio, la solita sofferenza, speranza poi la beffa. da quel momento le mie domeniche erano diventate una ossessione, TORO, TORO, solo il TORO. Ero anche l'unico tifoso, lì a 800 Km di distanza, ero diventato quasi famoso! Sono poi tornato a Torino tanti anni dopo, passando prima per Milano dove la mia fede si è temprata sempre di più (la lontananza sai è come il vento...) e non ho più smesso di seguire il TORO lungo il tortuoso cammino, come diceva un mitico striscione "Da Madrid a Licata fieri di essere granata!"
E fiero lo sono sempre stato da Amsterdam piangendo istericamente, a Reggio Emilia soffocando nel dolore, a Lecce dopo 3000 amarissimi Km che ci riportavano in B...sia lodato Gramellini, la voce del cuore granata, quanto ha ragione quando dice che se non si soffre non ci si diverte.
Marco Bottero
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Ciao, perché tifo Toro?......bella domanda, me lo sono chiesto tante volte, soprattutto nelle grandi amarezze (Meroni, Ferrini, Amsterdam le tante sconfitte, umiliazioni...). Figlio di un tifoso del Toro, che beato lui, ha visto quella Squadra, e quando me ne parla ancora oggi vedo i suoi occhi che la sognano, mi racconta delle vittorie in casa,delle partite che sentiva di nascosto dal collegio con la radio a galena autocostruita, sì quelle che esistono oggi solo nei musei, e che ancora oggi si commuove raccontandomi del suo dolore per il 4 Maggio1949. Ho costruito la mia fede sul fatto di parteggiare sempre per più deboli, (gli indiani dei film tanto per dire), nel calcio come nella vita anche a costo di rinunce personali, affettive ed economiche, per me tifare Toro voleva e vuole dire vedere il mondo in un certo
modo,una filosofia di vita insomma. Poi la fede l'ho coltivata allo stadio, il Comunale quello per me è stato lo Stadio con i suoi cori e le sue bandiere,andando da solo a vedere i derby, poi tutte le altre partite quasi sempre come un cane sciolto con pochi amici, sempre quelli che trovavi e trovi lì al solito posto di cui poi sai anche poco della loro vita, ma che se approfondisci ti rendi conto che guarda caso la pensano come te su molte cose....poi è stato amore senza soste da 30 anni anche quando il lavoro mi ha portato via da Torino, ma non dal Toro, sempre orgoglioso, perché essere del Toro è un esercizio di coerenza continua, un soffrire insieme, un faticare molto per ottenere poco o niente, fare della jella un culto, essere incazzati dentro contro l'ingiustizia, però quando si gode, perdio come si è felici, perché te lo sei meritato, tu e i tifosi intorno a te, perché insieme a loro (i giocatori) per una sera, un pomeriggio hai avuto la prova che dai e dai alla fine anche quelli che hanno meno soldi, meno potere, meno fortuna, meno capacità ce la fanno, solo ogni tanto, ma ce la fanno. Ancora oggi provo i brividi a leggere le leggende del Toro, raccontate sui libri che ne parlano (Ossola,Ormezzano e tanti altri). A proposito il mio mito è Pulici, quello di ieri e quello di oggi, uno che ha faticato parecchio per diventare quello che è stato, a cui non è stato dato quello che meritava e mito lo è per quello che fa ancora oggi, allena i pulcini del suo paese, ama il Toro, ma non lo cavalca per i suoi interessi, ecco soprattutto per questo, chi ama il Toro non lo cavalca, lo guarda e lo ama.
Alex
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Ciao, sono Adriano, scrivo da Milano, torinista da 21 anni, con 6 anni di indecisione post nascita... :) Ebbene si, ricordo come fosse l'altro ieri quel fatidico giorno, in cui decisi di essere granata. Cosa mi spinse a farlo??? Semplice... il voler essere diverso dagli altri, andare contro ai principi facili del tifo chi è più forte.
Avevo 6 anni, ero giù, in cortile, con gli amici del cuore. Figlio e fratello di interisti, in una famiglia di milanisti, cambiavo spesso idea, in base al colore che andava per la maggiore al momento. In un pomeriggio di discussione calcistica, decisi e rivelai che al momento, e visto che i miei amici si contendevano le 2 squadre milanesi, la Juve era la squadra più forte (ahimè, duro a dirsi) e ricordo che tutti i presenti divennero gobbi all'istante, prendendomi in serio contropiede.
Così pensai.....che squadra posso tifare, per far si che non mi seguano? Visto che sono nato in provincia di Torino, mentre i miei erano in vacanza in collina, decisi per la seconda squadra di Torino, la mitica maglia granata. Quando lo dissi, (il giorno dopo) solo un amico mi seguì...(ma qualche giorno dopo cambiò di nuovo
rotta...) mentre io, decisi di viaggiare per quei binari granata!! Beh, abitando in un paese di 8000 anime, in quel della provincia di Milano, non è stato facilissimo proseguire per la mia strada...ma a tutt'oggi, sono orgoglioso di essere diventato torinista e questa scelta ha identificato per bene la mia vita e tutte le scelte che ho fatto fino al momento in cui scrivo. Posso solo aggiungere un grande e cubitale FORZA TORO, e che quest'anno si ritorni nella serie che ci compete...
Trusco Boss
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Premessa: Il Caio e' il Presidente Onorario del Toro Club Acqui Terme http://toroclubacqui.supereva.it, il racconto che segue e' stato stampato su un libretto di poesie stampato in occasione della mostra dell'Associazione Memoria Storica Granata ad Acqui Terme.
IL CAIO RACCONTA...:
HO VISTO IL TORO, IL GRANDE TORINO CON GLI OCCHI DEL CAIO, GRAZIE ANTICO TESTIMONE DI TANTE BATTAGLIE, HO VISTO UNA VECCHIA FOTO INGIALLITA PRENDERE COLORE, IL PRATO VERDE DEL FILADELFIA, IL CIELO AZZURRO, LE MAGLIE GRANATA. LA LEGGENDA RIVIVE NEI RACCONTI CHE IL CAIO CI REGALA, ASCOLTIAMO MA CON LA MENTE VAGHIAMO IN QUEGLI ATTIMI CHE NESSUNO DI NOI HA POTUTO VIVERE MA SOLO SOGNARE O IMMAGINARE. HO VISTO VALENTINO RIMBOCCARSI LE MANICHE E SUONARE LA CARICA PER RIMONTARE UNO 0-3 CONTRO LA LAZIO, HO VISTO GABETTO A GENOVA MANGIARSI UN GOL INCREDIBILE MA POI DOPO AVVITARSI IN ARIA PER LA PIU' ELEGANTE DELLE ROVESCIATE, HO VISTO MAROSO ATTACCARE E
DOPO UN SECONDO DIFENDERE SULLA LINEA DI PORTA. LI HO VISTI FINALMENTE TUTTI GLI EROI DI SUPERGA, COME NON LI AVREI POTUTI VEDERE: E' LA FAVOLA DEL CAlO, CHE VORREMMO NON FINISSE MAI, LA ASCOLTIAMO TUTTI, NOI GIOVANI TIFOSI DI UN TORO CHE NON C'E' PIU', COME DA BAMBINI CI CAPITAVA CON I NOSTRI NONNI. ERANO LE QUATTRO DI MATTINA QUANDO IL CAlO SI ALZAVA PER ANDARE A VIVERE LA SUA DOMENICA AL FILADELFIA, TEMPIO PROFANATO DELLA VIRTU' GRANATA; IN TRENO SINO A PORTA NUOVA E POI A PIEDI ALLO STADIO, UN PANINO, UN PO' DI FORMAGGIO AD ASPETTARE CHE DA QUEL SOTTOPASSO USCISSERO UNDICI CAMPIONI CHE LO AVREBBERO FATTO SOGNARE. IL CAIO OSSERVAVA TUTTO DAI DISTINTI, 20-30 MILA CUORI AD ATTENDERE QUEL QUARTO D'ORA CHE ATTERRIVA QUALSIASI AVVERSARIO, SE IL TORO ERA GRANDE DIVENTAVA INVINCIBILE NEL CATINO DEL SUO FILADELFIA. COME PER MAGIA LI RIVEDO ANCORA I RAGAZZI DEL GRANDE TORINO, PASSEGGIARE PER L'ACQUI DEL DOPOGUERRA, FERMARSI DAVANTI AD ALFREDO CON CASTIGLIANO CHE RIPETEVA IL MIRACOLO DELLA MONETA COLPITA DI TACCO ED INFILATA NEL TASCHINO, BACIGALUPO SEMPRE SORRIDENTE, MAZZOLA PRIMADONNA PER CUI I COMPAGNI RINUCIAVANO VOLENTIERI A QUALCHE LIRA IN PIU' PER AVERLO SEMPRE COME CAPITANO. MA UN GIORNO DI MAGGIO CHE POTEVA ESSERE D'INVERNO, LA RADIO DEL BAR ONESTI INTERROMPE IL SOGNO DEL CAIO E PORTA IL TORINO NELLA LEGGENDA, E' IL GIORNO DI SUPERGA, UN POMERIGGIO DI QUELLI CHE, ANCHE I NON GRANATA, SI RICORDANO.
RITORNANO LE IMMAGINI IN BIANCO E NERO, I RESTI DI UN AEREO MALEDETTO, LA PIOGGIA; AI FUNERALI C'ERA ANCHE IL CAIO MA DI QUEL GIORNO NON RIESCO NEL SUO RACCONTO A SCORGERNE I COLORI, LA LUCE. SI SPENGONO ANCHE GLI OCCHI DEL TIFOSO FINO AD ALLORA RAGGIANTI, LA FAVOLA DEL GRANDE TORINO E' FINITA; SI CHIUDE IL LIBRO E' ORA DI ANDARE A DORMIRE. DORMIRE......PER RICOMINCIARE A SOGNARE.
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C'era il sole. C'era una primavera dolce e frizzante come solo quelle che si vivono a nove anni possono essere. C'era un viale alberato che a me sembrava infinito, pieno di macchine parcheggiate a casaccio e di gente che affrettava il passo, muovendosi tutta nella stessa direzione. C'era il Comunale laggiù in fondo, che si faceva sempre più grande man mano che mi avvicinavo, facendo bene attenzione a non perdere di vista mio padre, e al tempo stesso a non fare niente che potesse rivelare agli altri del Toro Club Ivrea che si trattava della prima volta che andavo allo stadio. E c'era il Toro in testa alla classifica, a tre giornate dalla fine del campionato. Era il 1976, Castellini, Santin, Salvadori, Patrizio Sala, Mozzini, Caporale, Claudio Sala, Pecci, Graziani, Zaccarelli, Pulici, Allenatore Radice(Olé). Avevano appena completato l'entusiasmante rimonta sulla Juventus, e si cominciava a sentire profumo di scudetto, ma la scaramanzia vietava a chiunque anche solo di pensarci per più di dieci secondi. Papà attaccava, per conto di un amico, le locandine delle partite casalinghe dell'Ivrea nelle bacheche dello stabilimento Olivetti
di Scarmagno. Pensai che doveva aver attaccato un mucchio di locandine, o che quel tale doveva essere proprio un grande amico se lo aveva ricompensato con due biglietti di tribuna centrale numerata per quel Toro-Cagliari. Ricordo la voracità con la quale il mio sguardo abbracciò il campo e le gradinate appena entrai. Poi l'ombra fresca sotto la copertura della tribuna, il sedile reclinabile in legno chiaro sul quale mi sentivo il padrone del mondo e la scatola di caramelle trasparente, con il tappo di plastica granata e bianca, che papà comprò per me da un ambulante. Le mentine più buone che abbia mai assaggiato. Rimasi incantato a seguire il
ritmo splendidamente ossessivo dei tamburi che saliva dalla Curva Maratona, e l'orgia di bandiere che si levarono a salutare l'ingresso in campo delle squadre. E fu Toro. Impetuoso, dirompente, irresistibile. Ebbi l'impressione, anzi di più, la certezza assoluta di stare ammirando la squadra più forte di tutti i tempi. Curiosamente, non ricordo con precisione i goal o le azioni più spettacolari. Forse ero troppo impegnato a gustare ogni singola briciola di emozione per perdermi in una visione globale. Ho in mente una sensazione di umana comprensione per Copparoni, in porta per il Cagliari, travolto da quella marea granata. Rivedo Mozzini che raccoglie la palla per una rimessa laterale proprio davanti a me, e mi sembra un gigante. So di aver seguito morbosamente ogni ricamo di Claudio Sala sulla fascia, visto che al campetto giocavo all'ala destra come lui, e gli scatti possenti di Pulici, che per me valeva molto più di qualsiasi supereroe Marvel. Fuori dallo stadio papà pensò di celebrare quel cinque a uno regalandomi una gigantesca bandiera su cui spiccava già il settimo scudetto, con tanto di data. Cosa che lì per lì mi riempì di gioia, ma rese le due settimane successive un vero calvario: se non avessimo vinto quel campionato, come avrei potuto convivere con quel simbolo? Non credo di essere stato capace di dire a papà tutta la mia felicità, ma forse lui la lesse nei miei occhi. La lesse tanto bene che alle 4,30 di mattina della domenica dopo salimmo insieme sul pullman che ci avrebbe portati a Verona, incontro alla prima trasferta, al primo acquazzone sugli spalti e al primo corteo da vincitore della mia vita. Quello, casomai, ve lo racconto la prossima volta.
Diego Formia
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Dico, ma perchè tifo Toro? Ero bambino e nel mio carattere, nei giochi, nello sport praticato (il calcio ovviamente) ero grintoso, determinato, voglioso di sovvertire i facili pronostici. Di quale squadra potevo innamorarmi? Chi mi assomigliava? Da allora, e sono passati 27 anni, ho appreso quei valori che la storia Granata mi ha trasmesso. E ne sono felice. Perchè certi valori ti fanno crescere migliore e anche se le vittorie sono poche e le sconfitte tante, quelle vittorie valgono 100 volte di più, sono state sudate, sofferte. Ogni 4 maggio guardo la videocassetta che racconta le gesta di Capitan Valentino e compagni e mi commuovo. Pensare che nemmeno ero nato! Ho amato Pulici, Dossena, Cravero, Junior, Fusi: le ultime bandiere; ora le nuove tendenze mi fanno sentire in minoranza anche fra i tifosi Granata, ma non importa. Io in minoranza sono da sempre: il Toro, Greenpeace, l'odio per la tv. E sono fiero di ciò, come del mio Toro, sempre.
Cristiano di Settimo Milanese
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Ciao amici, sono Gastón, tifoso torinista di 23 anni. Primo di tutto, voglio scusarmi per mi italiano. Dopo, la mia storia: sono Argentino, e la mia storia con il Toro e
abbastanza particolare. Qui, sono tifoso di Lanús, e la maglia del Lanús, è eguala a la granata del Toro. Qui, molti tifosi granata (del Lanús), sono in curva con la maglia del Toro, e la prima volta che ho visto questa maglia, mi innamore. La maglia del Toro è bellisima. Quella era la maglia degli anni 92 e 93, credo, una Lotto con la sponzorizacioni di Berretta. Qui, il calcio italiano, è molto visto per tutti i tifosi argentini, e qui, la maggioranza è tifosa del Napoli (per Maradona), de la Fiorentia(per Batigol), o delle altre importante squadre come il Milan, il Inter, La Roma, ecc... Ma io, sceglie il Toro solo per il colore: dopo, io ho conosciuto la bella storia della nostra squadra, e e´ molto dificile, non amare a una squadra come la nostra. Il Toro è una vera passione, e più di una squadra di calcio: il Toro e un modo di sentire la vita, il Toro e la lotta, e la grinta, e la forza... Nessuna squadra transmette il spirito, che il Toro tiene... e credo che qualunche che conosce
il Toro, lo ama con tutta il alma. In le ultime staggione, ho seguito la squadra come un vero tifoso, grazie alla internet. Prima, seguia a la squadra grazie a la Gazzetta dello Sport, e poi, grazie alla web, ho conosciuto molti amici granata. Ricordo lo spareggio contro il Perugia(qui, tutta la gente ha stato viendo la partita della mia nazionale contro Jamaica, in il Mondiale di Calcio di Francia, ma io, è stato solo in la mia recamera, tifando Toro e viendo la nostra partita), anche partite di Serie B, di 1998/99 (la piu ricordata per me, è contro il Napoli in casa: 3-2). La staggione 99/00 per me, ha stato come un sogno, di vedere il Toro giocare in A. Ho stato molto fiducioso in la squadra, e ricordo belle partite (Roma in casa 1-1, Verona in transferta 1-0, Gobba in casa 0-0), ma non abbiamo tenuto la fortuna che qualunche squadra tiene (questo e una cosa, che fa il Toro più grande ancora: Il Toro dove lottare, no solo contra la altre squadre, si no che anche contra il destino, e il infortunio). Ora, solo la posso seguire a la squadra per internet(è molto dificile vedere i reti granata per TV), e aspetto con tutta la mia alma, di volvere a sognare con la grande squadra che tutti noi, meritamo. Dalla Argentina, grandi saluti per tutti i granata. Aspetto di essere con voi, in il 2002. Tifando Granata fino alla morte !
Gastón Cuccaro
Lanús, Prov. di Buenos Aires, Argentina
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Essere del Toro è una senzazione che non si spiega, perchè non si può spiegare; lo capisce solo chi, come te, è del Toro. Nessun altro: è un sentimento nostro. Sono malato? Alcuni dicono di si, altri mi danno del matto ma essi non sono del Toro. Io penso, semplicemente, di essere innamorato. Sono innamorato di quello che è l'essere granata, di quello che è l'ideale granata. Il Toro è parte della mia vita. E' ricordo: mio nonno ed il Tempio, mio padre e la prima partita al Comunale, gli amici del Liceo e le prime trasferte, la mia laurea il giorno dopo l'ultima vittoria di Coppa in terra scozzese. E' sapore come le ostriche di Nantes o la paella di Madrid. E' bellezza come le ragazze di Copenaghen. E' bruttezza come l'ostilità di Zurigo e di Innsbruck. Ma il Toro, per me, è soprattutto AMORE; amore come il bacio ad Emanuela inebriati al 90° mentre di fronte a noi c'è un mondo tiste in bianco e nero; amore come mia moglie bagnata a Lucca, solare a Monza, congelata a Reggio Emilia; amore come mio fratello.......mi hai lasciato l'anno scorso in quella domenica di maggio e l'acqua dei miei occhi si è trasformata in un diluvio. Il Toro sarà mio figlio!
Sergio Capra
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Era l'anno 1979, avevo 15 anni e giocavo a calcio nella squadra del mio liceo come ala sinistra con la maglia numero 11. Quello era il mio ruolo preferito e soprattutto era il ruolo che mi aveva avvicinato al calcio da bambino attraverso le prodezze di Gigi Riva ormai a fine carriera, sostituito nel mio cuore dal numero 11 della squadra per cui tifavo: il grandissimo Paolino Pulici! Era un giorno di marzo e mio padre mi disse che eravamo stati invitati alla Baracca, una bocciofila allora gestita da un gruppo di amici in Viale Tirreno a Torino dove mio padre spesso giocava a bocce, per una cena a cui avrebbe partecipato Pupi. La mia emozione era
alle stelle, soprattutto quando arrivò lui e, siccome ero il più giovane, lo fecero sedere al mio fianco!!! Ciò che mi colpì particolarmente era la semplicità dell'uomo,
l'educazione, la schiettezza, la grande intelligenza, il fatto di non sentirsi mai superiore a nessuno, di ridere e scherzare con tutti ed alla fine della serata di giocare
a bocce insiema agli altri come se li conoscesse da una vita (molti anni dopo ho conosciuto Lentini e vi posso assicurare di aver avuto tutt'altra impressione...!). Non c'è che dire, quella serata mi ha avvicinato al Toro (in particolare a quel Toro...) ancora di più e la figura di Pulici è sempre nel mio cuore, specie adesso che invece di andare a farneticare in televisione ai vari processi si occupa di volontariato e insegna il calcio gratuitamente ai bambini del paese in cui è andato a vivere. Qualcuno rifletta sulle differenze sul piano umano tra Pulici ed il suo antagonista di quei tempi Bettega e tragga le dovute conclusioni...
Franco
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Quattro anni or sono, iscrissi mio figlio ad uno stage calcistico estivo di una settimana a Macugnaga, organizzato da Serino Rampanti. L'istruttore dei portieri (a mio figlio piace questo ruolo) era il mitico ragno nero Sattolo. Così ebbi l'occasione di scambiare quattro chiacchiere con lui, che tra l'altro era molto amareggiato per aver appreso dai giornali che lo sceriffo lo aveva appena silurato da allenatore dei portieri della primavera. Gli ricordai di una sera di coppa Italia al Comunale contro il Cagliari: avevamo appena segnato e Brugnera, grande centrocampista rossoblù, ripreso il gioco, tirò da metà campo sorprendendo Sattolo che era al limite dell'area. L'arbitro era ancora a metà campo ed il segnalinee guardava chissà dove, cosicchè il nostro girò dietro la porta e con un calcio ributtò in campo la palla e fece il rinvio come se fosse stato fallo di fondo. A nulla valsero le proteste dei cagliaritani. Ebbene, anche lui rammentava quell'episodio e lessi nei suoi occhi un po' di stupore per il fatto che qualcuno lo ricordasse ancora.
Bruno
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Perchè tifo Toro? Beh, forse per me è stato più facile di altri ma anche più difficile di molti. E mi spiego: sono nato a Torino (nel 1976, segno del destino...), ma dopo un anno i miei genitori si sono dovuti trasferire a Bari, da dove tuttora sto scrivendo. Ed è, caso strano, proprio qui che sono diventato granata. Mi sono detto: io sono nato a Torino, la squadra che ha lo stesso nome della mia città è il Torino, la Juventus mi sta antipatica tranne Cabrini e Platini, e poi io voglio essere
DIVERSO, mi voglio DISTINGUERE dalla massa.... Ed eccomi qui, da 25 anni a soffrire(molto), gioire (poco), innervosirmi per una squadra di pallone. Ma la maglia granata regala emozioni forti, annienta le distanze, unisce spiriti diversi. Spiriti accomunati però da un unico grande immenso "CUORE GRANATA".
Forza Toro, fino alla morte.
Donato, Bari
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